LE ELEZIONI COMUNALI E IL FERMENTO IN PAESE

Riceviamo e pubblichiamo questo pezzo di Mario Boezio, in vista delle imminenti elezioni amministrative.

Fermento

Piccolo spaccato di vita paesana

La vita di paese per molti aspetti e' affascinante e a scrollarsi di dosso quel velo di subalternità ad un provincialismo cittadino che per molti e' sinonimo di superiorità culturale o di (falsa) modernità, ci rende partecipi e protagonisti. Si conosce quasi tutto di quel che accade, non per gossip ma per spontaneismo inevitabile. I volti, le voci, i nomi, sono sempre noti e disponibili a regalare un saluto o un augurio di buona salute. Ci si sente uniti come in un patto di implicita complicità che, fuori dalle mura cittadine, diventa ancora più forte. Questo stile di vita, che in una grande città ci rende spaesati (da cui il termine), trae origine, dal punto di vista antropologico, dal concetto di tribù, inteso come “condivisione”. Che non sarebbe attuabile infatti, in una città di 400-500 mila persone, dove, per fortuna, il quartiere diventa un'alternativa e la vita più “sociale”. La città innegabilmente offre altri vantaggi e comodità, ma l'anonimato di cui si e' vittime o protagonisti (dipende dai punti di vista), non consente di metabolizzare il fermento che solo il paese consente di percepire; quella pulsazione che mette in moto, anche molti giorni prima di qualunque evento, l'animo di coloro che si sentono partecipi e attori, protagonisti o spettatori di questo piccolo microcosmo. In tale realtà si evidenzia però una sorta di snobismo da parte di molti provenienti dalla città; costoro infatti, peccando di provincialismo negativo, si schermano con atteggiamenti del tipo: “io qui ci abito solo per dormire e del resto non mi importa niente, me ne vado in città”. Costoro, tristemente, fanno numero ma non fanno media. Ritornando al fermento che e' la linfa di un paese, assistiamo proprio in questi giorni ad una crescita sensibile del fenomeno, dovuto ad uno degli eventi più importanti che possano accadere in un paese: le elezioni amministrative. Ne siamo tutti coinvolti, come candidati, elettori, difensori o detrattori di ogni colore, idea o programma, nell'attesa della coalizione vincente nominata ad amministrare la Comunità. Questo periodo, nella nostra infanzia, si viveva come una festa; i preparativi cominciavano molto tempo prima con l'affissione di grandi manifesti e quantitativi di “santini” lanciati dalle auto rincorse dai ragazzini che ne raccoglievano “mazzetti” da scambiarsi per gioco. Le auto della propaganda riempivano le strade con musiche patriottiche o inni di partito legati all'una o all'altra ideologia. I comizi erano accesi, la partecipazione era sempre numerosa e tutto era vissuto come in una grande fiera, con la speranza che le promesse programmatiche fossero sincere. Oggi la comunicazione lassica si avvale anche di quella più tecnologica, come blog, siti dedicati, social media, etc. Quando si e' in dirittura d'arrivo, come in questi giorni, si moltiplicano le occasioni di incontro nelle sedi dei vari comitati, con dibattiti a contenuto anche non politico con lo scopo di attrarre più interessi possibili. Riconoscendo quindi che le elezioni locali non tengono più conto, ahimè, di genuine, classiche, storiche ideologie, semmai ve ne fossero ancora, ma di linee programmatiche da sviluppare con squadre “miste”, si tende a preferire la persona e non il colore (sempre più sbiadito, per la verità) nella speranza che la decisione di voto non sia subordinata al piccolo favore, o interesse personale, che si vuole perseguire. I gruppi schierati presso i rispettivi luoghi di aggregazione animano in modo inusuale la vita cittadina e le strade si illuminano ancor più di luci e...simboli. A causa di un sano scontro dialettico quindi, la comunicazione attiva prende piede e, strumentale o non, il dialogo contribuisce al fermento collettivo. E la partecipazione, che della vita di paese ne e' il fondamento, prosegue

Redazione



Lunedi
2 4Aprile


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